Intelligenza Artificiale: perché è importante proteggere i nostri dati personali

Il crescente utilizzo degli strumenti di Intelligenza Artificiale (“I.A.”), vale a dire quelle tecnologie informatiche che si caratterizzano per una metodologia di azione e comprensione analoga a quella degli esseri umani, impone di porre la massima attenzione tra le esigenze di sviluppo e progresso e quelle di tutela dei dati personali.

Di Avv. Valerio Impellizzeri

GDPR: le esigenze di bilanciamento tra l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e la tutela della privacy


Con l’entrata in vigore del G.D.P.R. prestiamo sempre più attenzione alle richieste di trattamento dei dati personali: ci chiediamo se sia opportuno che il sito che stiamo visitando raccolga le nostre preferenze e riflettiamo sempre più sull’utilità di ricevere suggerimenti per i nostri acquisti.

I nostri dati, con differenti metodologie, vengono trattati in forma massiva (c.d. “Big Data”) e, tramite sofisticate tecnologie digitali, vengono acquisiti e registrati dall’Intelligenza Artificiale, ovvero dalle tecnologie che, interagendo, consentono a raffinati strumenti informatici di percepire, comprendere e agire come gli umani.

L’I.A. può favorire il progresso medico, la mobilità sostenibile, nonché una maggiore tutela ambientale, ma può anche rappresentare un serio problema se si conferiscono i propri dati con troppa “leggerezza”.

Bisogna quindi imparare a proteggersi facendo valere i propri diritti che sono stati riconosciuti sin dal 1995, anno in cui fu emanata la Direttiva n. 46/1995, recepita dall’Italia con la Legge n. 675 del 31 dicembre 1996, successivamente abrogata dal c.d. “Codice della Privacy”.

Nel 2007, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – attraverso il richiamo all’articolo 8 della Carta di Nizza – è stato conferito valore giuridico alla protezione dei dati personali.

Ultimo fondamentale “step” è costituito dal Regolamento UE n. 679/2016, conosciuto anche come G.D.P.R., che costituisce un efficace strumento di tutela per i cittadini dell’Unione Europea, anche facendo leva sulla responsabilizzazione dei titolari del trattamento, ossia coloro che processano i dati personali conferiti dagli interessati.

Vista la continua evoluzione della materia, e la velocità con cui si utilizzano i dati degli utenti, il legislatore europeo sarà sempre più sollecitato ad adottare normative atte a bilanciare i diversi interessi in gioco, che comprendono, da un lato le distorsioni dell’I.A. (uso per finalità non lecite), e, dall’altro, l’interesse pubblico allo sviluppo e al progresso.

Prima di prestare il proprio consenso, ricordiamoci sempre di valutare l’affidabilità del titolare del trattamento e le finalità alla base della raccolta dei dati.


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