Le comunità energetiche rinnovabili: il futuro passa attraverso la “condivisione”.

Il 15 dicembre 2021 è entrato in vigore il d.lgs. 199/2021 (meglio noto come Decreto RED II), che recepisce la Direttiva UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Tra le misure più importanti possono certamente annoverarsi quelle sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, le quali rappresentano un’opportunità di particolare rilevanza nella trasformazione energetica in atto. I clienti finali e i produttori, infatti, siano essi enti Enti pubblici, autorità locali, PMI o singoli cittadini, possono unirsi per produrre e consumare energia elettrica da fonti rinnovabili, ottenendo benefici economici, ambientali e sociali.

Di Avv. Claudio Tuveri – Avv. Manuel Costa


Premessa

La transizione verso modelli di produzione e consumo di energia sostenibili (cd. green) è diventata, senza dubbio, una delle grandi sfide dei nostri tempi.

Grazie alle numerose opportunità fornite dal sopraggiungere delle nuove tecnologie – e nel solco degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra fissati a livello sovranazionale, non solo euro-unitario – i cittadini e le imprese produttive dell’intero pianeta stanno muovendo i propri passi verso la costruzione di una realtà sociale e produttiva, equa e sostenibile.

A livello europeo, la tendenza alla produzione di energia “green”, ovverosia da fonte rinnovabile – coerentemente con gli obiettivi comunitari di abolizione totale delle emissioni di carbonio nel settore elettrico entro il 2050, oltre che in ragione delle esigenze di diversificazione/implementazione dello sfruttamento delle risorse energetiche per far fronte a possibili crisi di approvvigionamento del gas naturale dalla Russia – è in significativa crescita.

In tale contesto, un ruolo fondamentale è rivestito inter alia dai soggetti privati, a tal punto da poter stimare un quantitativo di circa 264 milioni di cittadini europei che si uniranno al mercato dell’energia elettrica, non più come meri consumer, quanto piuttosto come prosumer, generando fino al 45% dell’elettricità rinnovabile complessiva dell’intero sistema.

Le esigenze di accelerazione verso modelli virtuosi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, difatti, richiedono, da un lato, una separazione delle risorse messe a disposizione e, dall’altro, un ruolo proattivo di tutti coloro che possono sostanzialmente rivestire un ruolo attivo nel predetto mercato di riferimento.

Tra i modelli più attuali che si innestano in tale contesto di promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili e a cui viene invero da tempo riconosciuto un ruolo centrale nella transizione energetica, spiccano indubbiamente le c.d. comunità energetiche rinnovabili (CER), ovverosia, in sintesi, una pluralità di utenti che, tramite una volontaria adesione ad un contratto, collaborano con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno o più impianti energetici locali.

Solamente ora, tuttavia, quantomeno nel territorio nazionale (sono numerose, infatti, le comunità energetiche nel nord Europa e, specialmente, in Germania), le CER stanno prendendo sempre più piede (e si stima un ulteriore forte progressione/utilizzo delle stesse), in ragione delle spinte legislative europee e nazionali sul punto.

Secondo diversi studi di settore, si stima che nei prossimi dieci anni l’installazione di nuovi impianti all’interno delle comunità energetiche si attesterà intorno ad un valore totale di 7 GW.


Cosa si intende per prosumer?


Prima di approfondire, nel prosieguo, le tematiche afferenti alle comunità energetiche, occorre prendere le mosse dalla definizione di prosumer, centrale al fine di comprendere la trasformazione in atto del ruolo dei cittadini/consumatori quando si parla di produzione energetica.

Il termine si riferisce, infatti, all’utente che non si limita al ruolo passivo di consumatore (consumer), ma partecipa attivamente alle diverse fasi del processo produttivo (producer).

In altri termini, il prosumer è colui che possiede un proprio impianto di produzione di energia, della quale ne consuma una parte.

La rimanente quota di energia, pertanto, può essere immessa in rete, scambiata con i consumatori situati in prossimità del prosumer o finanche accumulata in un apposito sistema e, dunque, restituita alle unità di consumo nei momenti di necessità.


Le comunità energetiche: la condivisione della produzione e consumo di energia a livello locale


Le forme innovative di cui al prosumption succitato, trovano piena attuazione, tra l’altro, attraverso la costituzione delle comunità energetiche rinnovabili, vale a dire un “soggetto giuridico” sottoposto al rispetto di determinati requisiti di costituzione e condizioni di funzionamento per la condivisione di energia da fonte rinnovabile da parte di coloro che ne fanno parte.

Esse possono essere definite come una “coalizione” di utenti situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che – tramite volontaria adesione/sottoscrizione di apposito vincolo contrattuale – collaborano con l’obiettivo di produrre e consumare energia elettrica pulita, secondo i principi di autoconsumo e autosufficienza energetica.

Si tratta, pertanto, di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale.

Dunque, decentramento e localizzazione della produzione energetica sono i principi cardine su cui si fonda una comunità energetica che, attraverso il coinvolgimento di enti pubblici, autorità locali, PMI, cittadini, attività commerciali e imprese territoriali, risulta essere in grado di produrre, consumare e scambiare energia in un’ottica di autoconsumo e collaborazione.

Il concetto di autoconsumo (attuabile di per sé non solo in forma individuale, ma anche in forma collettiva all’interno di condomini o, come nel caso di cui ci stiamo occupando, di comunità energetiche locali), si riferisce alla possibilità di consumare in loco l’energia elettrica prodotta da un impianto di generazione locale per far fronte ai propri fabbisogni energetici.

Produrre, immagazzinare e consumare energia elettrica nello stesso sito prodotta da un impianto di generazione locale permette al prosumer di contribuire attivamente alla transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese, favorendo l’efficienza energetica e promuovendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili.


La definizione di comunità energetiche, il regime giuridico e i presupposti di costituzione-funzionamento


In recepimento della direttiva (UE) 2018/2001 (Renewable Energy Directive) sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili è stato adottato nel nostro Paese il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 (cd. Decreto RED II), entrato in vigore il 15 dicembre 2021, il quale, con la finalità di attuare la già avviata opera di decarbonizzazione sull’intero territorio comunitario (in linea con gli obiettivi del PNIEC e del PNRR), è intervenuto su plurimi fronti, fra i quali:

  • l’introduzione di regimi di sostegno e strumenti di promozione alla produzione di energia da fonti rinnovabili;
  • la semplificazione delle procedure autorizzative per la costruzione ed esercizio dei nuovi impianti di generazione di energia rinnovabile;
  • le comunità energetiche rinnovabili (CER);
  • l’utilizzo dell’energia rinnovabile nei trasporti.

Per quel che in questa sede rileva, una comunità energetica rinnovabile (CER) – già invero disciplinata dall’art. 42-bis d.l. 162/19 (conv. con l. 8/2020), seppur in via transitoria e con riferimento ai nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza singolarmente non superiore ai 200 kW e caratterizzata da utenti sottesi alla medesima cabina secondaria – è definita quale soggetto giuridico sottoposto al rispetto di determinati requisiti di costituzione e condizioni di funzionamento.

Quanto ai requisiti di costituzione, l’art. 31, comma 1, Decreto RED II specifica che la CER:

  1. deve tendere ad apportare benefici ai suoi membri, non essendo direttamente finalizzata a scopi di natura finanziaria;
  2. è un soggetto giuridico autonomo sottoposto ai poteri di controllo di persone fisiche, PMI, enti territoriali e autorità locali, ivi incluse quelle comunali, gli enti ricerca e formazione, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale, nonché le amministrazioni pubbliche di cui all’elenco dell’ISTAT;
  3. può essere partecipata anche da imprese purché tale partecipazione non costituisca attività commerciale e industriale principale;
  4. può essere partecipata da tutti i consumatori, compresi i soggetti a basso reddito e vulnerabili.

Quanto alle condizioni di funzionamento, il successivo comma 2 specifica che:

  1. ai fini dell’energia condivisa rileva solo la produzione di energia rinnovabile degli impianti che risultano nella disponibilità e sotto il controllo della CER;
  2. l’energia autoprodotta è utilizzata prioritariamente per l’autoconsumo istantaneo in sito ovvero per la condivisione con i membri della comunità, fermo restando che l’energia eventualmente eccedentaria può essere accumulata e venduta anche tramite accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile, direttamente o mediante aggregazione;
  3. i membri della comunità utilizzano la rete di distribuzione per condividere l’energia prodotta, anche ricorrendo a impianti di stoccaggio. Inoltre, l’energia può essere condivisa nell’ambito della stessa zona di mercato, ferma restando la sussistenza del requisito di connessione alla medesima cabina primaria per l’accesso agli incentivi;
  4. gli impianti a fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica realizzati dalla CER devono essere entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore del Decreto RED II (id est, dopo il 15 dicembre 2021), salva la possibilità che alla stessa aderiscano impianti già in esercizio, ma entro il limite del trenta per cento della potenza complessiva;
  5. i membri delle comunità possono accedere agli incentivi di cui al Titolo II del medesimo decreto, alle condizioni e con le modalità ivi stabilite;
  6. la CER può produrre altre forme di energia da fonti rinnovabili finalizzate all’utilizzo da parte dei membri, può promuovere interventi integrati di domotica, interventi di efficienza energetica, nonché offrire servizi di ricarica dei veicoli elettrici ai propri membri e assumere il ruolo di società di vendita al dettaglio e può offrire servizi ancillari e di flessibilità.

Da quanto sopra, dunque, si evince chiaramente la natura e la finalità delle CER, nonché le funzioni ed il ruolo che ad esse il legislatore comunitario (prima) e nazionale (poi) hanno inteso riconoscere, ponendosi quale obiettivo quello di fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri, piuttosto che dare priorità al profitto economico.

Lo scopo prioritario della CER, infatti, per stessa ammissione del legislatore, non è la generazione di profitti finanziari, ma il raggiungimento di benefici ambientali, economici e sociali per i suoi membri o soci o al territorio in cui opera.

A tal fine, proprio per garantire il carattere no profit delle CER, non ne è ammessa la partecipazione di aziende del settore energetico (fornitori e ESCO) che possono, invece, prestare servizi di fornitura e di infrastruttura.


I vantaggi di una comunità energetica


I vantaggi legati alla costituzione di una comunità energetica sono numerosi. Invero, un cittadino, un condominio, una Pubblica Amministrazione o un’impresa che scelga di autoconsumare “collegialmente” l’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico accede ad una serie di vantaggi economici e ambientali.

Si riportano, di seguito, quelli principali e di immediata percezione, così come delineati dal Gestore dei Servizi Energetici – GSE:

  • risparmio in bolletta: più energia si autoconsuma e più si riducono i costi delle componenti variabili della bolletta (quota energia, oneri di rete e relative imposte quali accise e IVA);
  • valorizzazione dell’energia prodotta: produrre energia da fonti rinnovabili può rappresentare uno strumento di guadagno grazie ai meccanismi pubblici incentivanti;
  • agevolazioni fiscali (detrazioni): per i privati, la realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto di un edificio rientra nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia, previsti dall’Agenzia delle Entrate, per l’accesso alle agevolazioni fiscali. È infatti possibile detrarre dall’Irpef il 50% dei costi di realizzazione (maggiori dettagli nella guida dell’Agenzia delle Entrate);
  • riduzione degli impatti ambientali: poiché l’energia viene prodotta da fotovoltaico, si evitano le emissioni di CO₂ o di altri gas clima alteranti. Le comunità energetiche, come sin qui rappresentato, prevedono l’utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia, incentivando la diffusione di energia verde al posto delle fonti fossili per diminuire le emissioni di gas ad effetto serra e mitigare i cambiamenti climatici;
  • vantaggi sociali: la diminuzione dei costi energetici e delle emissioni inquinanti favorisce la coesione delle comunità locali e promuove modelli di inclusione e collaborazione sociale, con una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori e il contrasto della povertà energetica.

Il sistema di incentivazione attuale, in attesa della pubblicazione dei “nuovi” decreti attuativi del Decreto Red II


Il Gestore dei Servizi Energetici – GSE, è il soggetto giuridico deputato ex lege all’erogazione degli incentivi pubblici in ambito CER.

Spetta invece al MITE e ad ARERA, l’adozione dei decreti e di tutti i necessari ulteriori provvedimenti per garantire l’attuazione delle disposizioni previste dal Decreto RED II in materia.

In attesa dell’emanazione dei predetti atti attuativi, continuano attualmente ad applicarsi le disposizioni adottate in attuazione dell’articolo 42-bis, comma 8, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8.

A tutt’oggi, dunque, i contributi economici sono riconosciuti – per ciascun impianto di produzione – per la durata di 20 anni (allo scadere, prorogabile su base annuale) a partire dalla data di attivazione dell’impianto di produzione ovvero dalla prima data per cui l’energia di tale impianto rileva ai fini della determinazione dell’energia elettrica condivisa.

Per ciascun kWh di energia elettrica condivisa viene riconosciuto:

  • un corrispettivo unitario;
  • una tariffa premio (pari a 100 €/MWh per i gruppi di autoconsumatori e 110 €/MWh per le comunità di energia).

L’impianto oggetto delle agevolazioni deve essere di nuova costruzione, avere una potenza entro 200 kW (con il Decreto RED II la soglia viene elevata a 1 MW) ed essere collegato alla rete elettrica a media/bassa tensione, utilizzando la stessa cabina di trasformazione per il prelievo e la cessione dell’energia elettrica con la rete (con il Decreto RED II l’incentivo sarà erogato solo in riferimento alla quota di energia condivisa da impianti e utenze di consumo connesse sotto la stessa cabina primaria).

In tale contesto, oltre alle novità introdotte dal Decreto 199/2021 di cui si è detto e dagli atti attuativi di prossima pubblicazione, una spinta ulteriore allo sviluppo delle comunità energetiche è data dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) il quale, al fine di “sostenere le comunità energetiche, cioè le coalizioni organizzate di utenti che collaborano tra loro per produrre, consumare e gestire energia pulita attraverso uno o più impianti locali”, ha previsto un investimento pari ad € 2,20 mld.

L’obiettivo è quello di generare, entro la fine di giugno 2026, 2.500 GWh di energia rinnovabile in comuni con meno di 5.000 abitanti installando, almeno, 2.000 MW da fonti rinnovabili, grazie all’apporto di comunità energetiche rinnovabili e auto-consumatori.


Il ruolo centrale delle Amministrazioni locali nella realizzazione delle CER


Le CER, come anticipato, possono essere create e costituite da una moltitudine di soggetti, ma certamente un ruolo attivo e cruciale in questo contesto non può che essere rivestito dalle Amministrazioni locali, stante il loro ruolo accentratore rispetto alle esigenze di coloro che insistono su un determinato e circoscritto ambito territoriale.

Le PA, difatti, possono costituire le CER come soci fondatori, mettendo a disposizione i propri impianti FER e/o aggregarsi successivamente alla comunità.

L’Amministrazione locale che intende realizzare una Comunità energetica ha la facoltà di gestire in proprio il processo della sua costituzione o di affidarne la realizzazione ad un soggetto terzo, incaricato di sviluppare e gestire la Comunità energetica, governare il processo di acquisizione degli asset energetici e delle infrastrutture di misurazione.

Invero, direttamente o attraverso un soggetto terzo, l’Amministrazione locale può procedere alla realizzazione di una Comunità energetica secondo gli step della seguente pipeline:

  1. ricerca e aggregazione dei membri della CER e costituzione della Comunità energetica come soggetto giuridico attraverso la pubblicazione di una manifestazione di interesse rivolta a tutti i soggetti residenti, nonché alle imprese sparse sul relativo territorio;
  2. dimensionamento degli asset energetici: progettazione e identificazione degli impianti in ragione del quantitativo di energia da autoconsumare. In altri termini, tenendo conto del numero di soggetti aderenti, nonché della disponibilità di superfici idonee alla realizzazione degli impianti, oltre che del fabbisogno energetico dei membri, si avvia il processo di dimensionamento degli asset energetici, cercando di tenere in equilibrio produzione e consumo per massimizzare la condivisione dell’energia e i relativi incentivi;
  3. finanziamento, realizzazione e gestione degli asset energetici: l’Amministrazione locale potrà realizzare gli impianti energetici funzionali alla condivisione con la Comunità energetica per mezzo di bandi. A tal fine, questi potranno essere autofinanziati e/o finanziati attraverso forme di partecipazione pubblica, coinvolgendo i medesimi soggetti aderenti o la comunità locale (ad es. con campagne di crowdfunding). Ed ancora, l’Amministrazione potrà, inoltre, avvalersi della competenza specifica delle ESCo (Società che forniscono servizi energetici), con riferimento all’intera realizzazione, gestione e manutenzione degli impianti.

Il D.L. Energia 1 marzo 2022 n. 17: le CER nello specifico settore della Difesa


Un recente riferimento alle Comunità Energetiche, si ritiene utile segnalare, è presente anche nel D.L. Energia 1 marzo 2022 n. 17, recante “Misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia elettrica e del gas naturale, per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per il rilancio delle politiche industriali” pubblicato in GU Serie Generale n.50 del 01-03-2022.

In particolare, per quanto interessa nel presente commento, all’ art. 20, rubricato “Contributo del Ministero della difesa alla resilienza energetica nazionale”, si prevede:

  1. che il Ministero della Difesa affidi in concessione o utilizzi direttamente, per installare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, i beni del demanio militare o a qualunque titolo in uso al medesimo Ministero, anche ricorrendo, per la copertura degli oneri, alle risorse del PNRR in coerenza con i relativi obiettivi;
  2. che le articolazioni del Ministero e i terzi concessionari dei beni possano provvedere alla fornitura dell’energia prodotta dagli impianti di cui sopra ai clienti finali organizzati in Comunità energetiche rinnovabili ai sensi dell’articolo 31 del d. lgs. 8 novembre 2021 n. 199;
  3. alle Comunità energetiche rinnovabili possano partecipare gli enti militari territoriali.

Si tratta, in sostanza, di una misura legislativa speciale, afferente al settore della difesa che, tuttavia, si pone nel perfetto solco delle disposizioni di carattere generale e delle politiche energetiche verso le quali il nostro Paese sta muovendo.


Le Regole Tecniche adottate dal GSE in data 11 aprile 2022


Nel contesto sopra delineato, merita di essere evidenziato che il GSE, in data 11 aprile 2022, nelle more dell’adozione ad opera di ARERA e del MITE dei provvedimenti stabiliti dagli articoli 8 e 32 del d.lgs. n. 199/2021, ha pubblicato:

– le Regole Tecniche per l’accesso al servizio di valorizzazione e incentivazione dell’energia elettrica condivisa;

– le Regole Tecniche relative alle modalità di profilazione dei dati di misura e relative modalità di utilizzo ai sensi dell’articolo 9 dell’Allegato A alla Delibera 318/2020/R/eel.

Tale disciplina, in particolare, come affermato dallo stesso GSE, afferisce all’applicazione della disposizione di cui all’art. 42-bis del d.l. 162/19, al di là del suo carattere transitorio.


Conclusioni


Con la presente disamina si sono voluti ripercorrere, sinteticamente, i principali elementi che caratterizzano le comunità energetiche rinnovabili nello spirito dell’attuazione di nuovi modelli di produzione e consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili che favoriscano l’avvicinamento agli obiettivi nazionali e sovranazionali di transizione energetica.

Quest’ultima, infatti, rappresenta a tutti gli effetti un’opportunità per l’implementazione di modelli viruosi che siano in grado non solo di favorire il miglior utilizzo/sfruttamento delle risorse, ma anche di generare nuove abitudini e comportamenti ecosostenibili da parte di soggetti che, sino ad ora, hanno rivestito un diverso “ruolo” nell’ambito della filiera energetica.

Ecco allora che, in tale contesto, la progressiva crescita delle comunità energetiche, caratterizzate da processi partecipativi incentrati sulla rigenerazione dell’economia locale, costituisce senza dubbio uno dei modelli più efficienti su cui puntare, nella consapevolezza degli obiettivi ambiziosi confermati anche a livello euro-unitario a beneficio della collettività.


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